La fitoterapia è una disciplina medica che si avvale di derivati naturali ottenuti da vari organi e tessuti di alcune piante medicinali (dette: officinali). Ciò in relazione alle proprietà biologiche esercitate da alcune molecole (appartenenti a diverse specie chimiche) presenti nella pianta originaria.

Pertanto i postulati scientifici su cui si basa la fitoterapia non appartengono a quelle che vengono definite “medicine alternative” (es. omeopatia, agopuntura, medicina tradizionale cinese, ecc.), in quanto la fitoterapia trova impiego razionale quale farmacologia vegetale; pertanto si tratta di disciplina di tipo allopatico.

La denominazione corretta a cui si può associare la fitoterapia è quella delle Medicine non Convenzionali, tale definizione è stata assegnata nell’ambito della politica sanitaria nazionale a tutte le medicine di tipo complementare, non ancora inserite in insegnamenti universitari della facoltà di medicina, ma con assoluta dignità di disciplina medico – scientifica.

Purtuttavia, l’impiego delle piante officinali è materia di studio della facoltà di Farmacia e C.T.F. ed è argomento di ricerca, sia farmacologica che clinica, di numerosi atenei di rilevanza internazionale.

Le attività svolte dall’insieme dei principi presenti nelle piante officinali (Fitocomplesso) possono essere di tipo bioregolatorio e/o bioantagonista e sono esercitate a livello di specifici recettori verso i quali si attua anche l’azione di alcuni farmaci.

Alcuni esempi:
  • Genisteina e daidzeina (isoflavoni) → recettore del 17β-estradiolo (attività svolta: compensazione della sindrome climaterica)
  • β–sitosterolo (fitosteroli) → α-recettore prostatico (attività svolta: inibizione della 5-α-reduttasi, responsabile della conversione del testosterone a diidro-testosterone – coinvolta nell’IPB)
  • Escina → recettore α-adrenergico della parete venosa (attività svolta: controllo del tono venoso)
  • Sennosidi (eterosidi antrachinonici) → recettori dell’enterocita (attività svolta: azione lassativa di tipo irritativo

Pertanto, non va trascurato che un uso improprio di tali rimedi non è esente da reazioni avverse, tossicologiche e perfino letali!!! (vedi stricnina, efedrina, …).
Ricordiamo che a volte è la dose a fare il veleno: anche una comune metil-xantina presente nell’estratto tostato del seme di Coffea arabica (la caffeina!!!) può esercitare ipereccitabilità del SNC.

La peculiarità dell’impiego del derivato totale della pianta (fitocomplesso) risiede nell’attività più dolce (ridotta tossicologia da farmacoterapia) osservata in tale tipo di trattamento, piuttosto che nell’impiego di un solo principio chimico purificato e concentrato. Ciò sembrerebbe dipendere dall’azione combinata delle diverse specie chimiche presenti all’interno del derivato vegetale, molte delle quali dotate anche di funzione modulatoria (es, frazione cellulosica).

La FITOTERAPIA NON E’ IN ALCUN CASO ALTERNATIVA O SOSTITUTIVA DELLA FARMACOTERAPIA, ma complementare a migliorare in modo fisiologico la qualità della vita ed il benessere di noi tutti.